Io sono un Counselor!..........ma è così difficile da capire?

Mi è successo molto recentemente di prendere coscienza del fatto che spesso, la nostra identità professionale, non venga riconosciuta.

Un po’ siamo noi a non farlo facendoci sotterrare da tante paure e tanti dubbi e qui chiamo in causa la responsabilità delle scuole di formazione in primis, e poi la nostra personale.

Ma recentemente mi è successo di partecipare ad una riunione con colleghi della professione di aiuto (non Counselor) con cui collaboro da anni ed ho avuta chiarissima la sensazione che mi si percepisse al loro livello non per la mia attività d Counselor ma per la mia laurea in Psicologia (che ho si, ma con la quale non ho mai esercitato la professione di psicologo).

Questa cosa mi ha ferita e mi ha posto un sacco di domande.

La cosa che mi ha amareggiata di più è capire che non ci fosse alcuna curiosità sul mio lavoro, come io credevo e che ero lì, al loro tavolo, forse esclusivamente per la mia laurea presa, fra le altre cose più di 20 anni fa.

E’ stata dura lo ammetto perché non me lo aspettavo.

Soprattutto perché in questi anni mi sono data moltissimo da fare, e lo faccio tutt’ora, per fare conoscere le differenze tra il Counseling e altre professioni di aiuto e lo faccio nella pratica, ogni giorno.

Lo faccio organizzando eventi gratuiti, occasioni di conoscenza, tavoli di confronto fra i professionisti dell’aiuto, mettendomi alla prova.

Opportunità a cui tutti possono partecipare.

I miei colleghi e allievi per primi.

E ho dato tantissime opportunità di lavoro ai miei colleghi ed ai miei allievi in questi anni.

Quindi non chiacchiere ma fatti veri e propri.

Ma ho visto che spesso non c’è curiosità, non c’è voglia di capire cosa accade nella stanza accanto.

Eppure accade tanto nella stanza accanto.

Io sarei davvero curiosa di sapere cosa succede e magari anche di imparare qualcosa che può migliorarmi.

Ognuno resta chiuso nel suo mondo cercando di difendersi, non solo non facendo nulla per conoscere ed aprirsi ma negando addirittura che le cose vadano in un certo modo.

Evitando di fare i conti con il fatto che…..che ci piaccia o no, le cose vanno indipendentemente da noi, in quella direzione.

Confesso che prendere contatto con questo mi ha molto demoralizzata

Pensavo sinceramente e forse ingenuamente che le cose stessero diversamente ma ne prendo atto e mi do da fare.

Non per cambiare la curiosità altrui, perché questo è un lavoro che richiede troppa energia e spesso porta a tanta frustrazione ma a fare ancora più chiarezza.

Vorrei precisare che ho scelto molto consapevolmente di diventare un Counselor come ho scelto molto consapevolmente, appena laureata in psicologia, di non fare la psicologa perché ho ritenuto e lo ritengo tutt’ora,  di non avere le competenze personali per entrare in contatto con vissuti che non saprei gestire.

Che per diventare Counselor ho studiato e mi sono dovuta mettere molto in discussione e lo faccio ogni giorno.

Vorrei dire che i miei clienti li incontro tutti una prima volta gratuitamente per verificare con molta attenzione che siano davvero adatti al lavoro di Counseling e se ho anche un minimo dubbio li invio ad altri professionisti con competenze diverse dalle mie per avere un loro parere.

I quali, pensate un po’, a volte me li riinviano dicendomi “Vai tranquilla, fai il tuo lavoro, hai fatto bene a chiedere un confronto ma la persona è adatta al lavoro di Counseling”.

Vorrei dire che ogni mio cliente firma un contratto in cui è spiegato molto bene il lavoro che andiamo a fare, le regole che stabiliscono il nostro rapporto ed è chiaro a loro anche che possono in qualunque momento interrompere il nostro lavoro.

Vorrei dire che nel lavoro che faccio aiuto le persone a fare tesoro delle loro risorse sviluppando in loro un grande spirito critico, che spesso manca,  affinchè in futuro dipendano solo da loro stessi e da nessun altro e alla domanda “tu cosa ne pensi”? rispondo sempre “ Che importanza ha sapere cosa ne penso io? Cosa ne pensi tu? Chi più di te può avere le risposte per te”?

Vorrei dire anche che ogni 15 sedute con i miei clienti, circa ,a mia volta mi sottopongo ad una seduta con un supervisore per avere sempre costantemente il polso di cosa accade in me.

E che questa attività di supervisione non è solo una scelta personale  ma è quello che ci “impone” (grazie a Dio) l’associazione di categoria a cui ho scelto di aderiree alla quale sono molto grata per il lavoro che fa e la professionalità che “impone” a noi associati.

Tutto questo è frutto di scelte, di studio,  di consapevolezza e di grande rispetto per le persone e per tutte le professioni di aiuto, di grande apertura e curiosità di apprendere sempre dagli altri.

Per questo voglio dire con grande determinazione IO SONO UN COUNSELOR!

E che essere un Counselor non è un ripiego al non aver potuto esercitare un professione diversa, ma è una scelta consapevole di voler esercitare una professione che ha cambiato la mia vita e che cambia ogni giorno, con grande rispetto, la vita di tante persone.

Ah……adesso sto meglio.

Grazie dell’ascolto, non perdo mai fiducia che il futuro per cui mi batto ogni giorno sia già presente!